Potatura delle rose

Marzo 2010

Cosa farà il tempo in quest’inverno duro e un po’ infido, che alterna rigori nordici a promesse di primavera presto smentite? Una volta si diceva di potare le rose a fine febbraio, quando non ci sia più pericolo di gelate; ma ora che si fa? Ora che le gelate ci possono sorprendere per tutto marzo, se non fino ai primi di aprile?
Infatti i rosai continuano imperterriti a fare il proprio dovere: le gemme si gonfiano in rossi germogli che, spinti da una forza incontenibile, spaccano la superficie liscia e verde dei rami dell’anno precedente e perfino la scorza dura e ruvida del legno vecchio.

Distinguerò i rosai per la loro posizione, innanzitutto. Rischierò una potatura anticipata per quelli al riparo di un muro rivolto a sud, magari fra la protezione delle case della città, dove la temperatura è sempre qualche grado più alta che in aperta campagna. Poi osserverò i germogli: se sono molto avanti (lunghi già 4 o 5 centimetri) cercherò di non ritardare oltre la potatura: infatti eliminandoli quando sono già sviluppati priverò la pianta degli ormoni che ha tenuto in serbo per la ripresa primaverile.

Felicia

Di questa "Felicia" si sono conservati solo quattro astoni aprendo il cespuglio a vaso

In ogni caso è meglio, nelle incertezze della meteorologia, non procedere a potature troppo drastiche e tenere qualche centimetro di ramo “di scorta” se una gelata tardiva dovesse annerirne e far marcire la sommità. Se capiterà, la elimineremo più avanti. Un’altra regola empirica, che però, secondo me, non è senza qualche fondamento, è la seguente: potare le rose quando la forsizia comincia a fiorire. Saremo poi sempre in tempo, anche in piena vegetazione ad estate inoltrata, per eliminare qualche ramo di troppo che incroci gli altri e tolga aria al rameggio favorendo lo sviluppo dei temibili funghi dei rosai.

Lo stesso rosaio dopo 40 giorni

Infine la "Felicia" a maggio

Possiamo invece tagliare senza pietà i polloni che si siano eventualmente sviluppati dalla base della pianta: quasi tutti i rosai infatti sono innestati sul piede di una rosa selvatica che, essendo più vigorosa, facilmente caccia dal ceppo basso qualche pollone. Lo riconosceremo perché sarà un bastone diritto, spesso con un fogliame differente da quello del rosaio “buono”. Ma se il rosaio è vecchio e malandato, e già avete in animo di sostituirlo, si può provare a tenere proprio i polloni selvatici che sviluppano dalla base. Non è detto, ma potreste avere la sorpresa di una bellissima rosa botanica, come una rugosa dalle mille piccole spine che fasciano i rami, che vi regalerà un fiore semplice a cinque petali ed un profumo che le rose moderne non hanno più.

A proposito di sostituire le piante: i nostri vecchi avevano una regola: mai piantare una rosa dove prima ne è morta un’altra. Occorre aspettare diversi anni, oppure sostituire completamente il terreno di impianto.

Per chi mastica l’inglese, raccomando la lettura dell’articolo che si trova qui: http://www.marinrose.org/pruning.html

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