Mal bianco e altri funghi

I funghi sono esseri viventi un po’ inquietanti. Stanno per così dire (mi perdonino i botanici) a metà strada fra gli animali e i vegetali: hanno qualcosa di animale non solo per il fatto di produrre glicogeno, come il nostro fegato, ma anche per quella capacità di crescere e svilupparsi nel giro di poche ore (come ben sanno i cercatori di porcini) e di poter crescere in assenza di luce. Infatti, contrariamente ai vegetali, non fotosintetizzano e non possiedono clorofilla nei loro tessuti.

Quelli che ci interessano qui, a proposito delle rose, non sono evidentemente i funghi di bosco, come i porcini o i tartufi. I nostri nemici sono assai più piccoli, microscopici anzi, e si giovano della capacità di riprodursi sia in modo sessuato che per partenogenesi. Sono quindi delle macchine biologiche particolarmente robuste e quasi invincibili, se si tratta di far loro la guerra. Meno male che è così. Senza funghi, non dimentichiamolo, non potrebbe esistere la vita sulla terra, almeno nelle forme che conosciamo. I funghi infatti si occupano dello sgradito compito di far pulizia dei materiali organici in decomposizione, e attraverso un processo di vera e propria digestione, ridanno alla terra gli elementi primari, inorganici, di cui si nutrono le piante, e con queste gli animali, quindi anche noi. Un botanico una volta mi disse una frase che mi è rimasta impressa: “ricorda che, senza i funghi, ogni foglia che cade sarebbe un sacchetto di plastica”.

Due sono le patologie dei rosai causate da infezioni fungine: l’oidio (mal bianco) e la macchia nera (ticchiolatura). Per combattere i funghi si usano prodotti anticrittogamici, che non sono in genere comparabili, in quanto a tossicità e pericolosità, con gli insetticidi. Gli insetti infatti sono organismi complicati: hanno occhi, zampe, ali, apparato respiratorio e digerente; insomma sono degli animali. Se vogliamo far loro del male abbiamo tante strategie: possiamo soffocarli ricoprendoli di una patina oleosa, o possiamo intervenire a livelli più o meno raffinati sul loro sistema neurovegetativo. Ma con i funghi questi veleni non funzionerebbero: i funghi non hanno occhi, zampe, polmoni. Dico questo perché non bisogna mai dimenticare che, quando si usano prodotti anticrittogamici di sintesi, come sono quelli moderni, si usano in genere composti tendenzialmente pericolosi per la nostra salute.

Con due eccezioni, che sono costituite dai “vecchi” rimedi anticrittogamici: rame e zolfo. Il rame si impiega in forma di poltiglia bordolese, un miscuglio di solfato di rame e calce, oppure di ossicloruro o idrossido di rame. L’idrossido è preferibile all’ossicloruro, generalmente usato in agricoltura, perché non contiene cloro o suoi derivati. Lo zolfo lo si trova oggi anche in forma di polveri bagnabili, che hanno il vantaggio di poteressere applicate con una pompa a spalla, anche in miscela con l’ossicloruro di rame o la poltiglia bordolese. Questi prodotti funzionano benone come preventivi, infatti diminuiscono le probabilità di attecchimento di colonie fungine; l’importante è applicarli quando i rosai sono belli e sani, senza aspettare la comparsa dei primi segnali visibili del fungo sul fogliame. Bisogna poi ricordare che la pioggia dilava e diluisce quello che noi applichiamo, quindi un’altra buona regola sarebbe quella di ripetere l’applicazione di rame e zolfo dopo che è piovuto.

Ma se i nostri rosai vanno in sofferenza per attacchi pesanti di oidio, il rimedio va cercato negli anticrittogamici di sintesi. Un cocktail particolarmente usato è quello di tre prodotti: Dodemorph (BASF –Mehltaumittel), Dodina e Mancozeb. Il mio consiglio è di farvi ricorso solo in caso di effettiva necessità e di far eseguire gli interventi (almeno tre o quattro distanziati di pochi giorni) da un professionista. Quello che può fare un bravo giardiniere dilettante è la prevenzione con una buona potatura che faccia respirare la pianta, soprattutto all’interno del cespuglio, perché la circolazione dell’aria è il primo nemico dei funghi, che si avvantaggiano invece di un’atmosfera umida e ristagnante. Altra buona abitudine è quella di raccogliere le foglie infette, accartocciate dall’oidio o macchiettate dalla ticchiolatura, e di bruciarle.

I derivati dei sali del rame, ed in particolare l’ossicloruro, sono fitotossici, ossia rischiano di uccidere, con i funghi, anche la pianta che si vuole proteggere. Perciò bisogna prestare molta attenzione ai dosaggi, applicando i prodotti come indicato sulle confezioni. Per i rosai, un dosaggio maggiore di ossicloruro di rame (diciamo di un 20 – 30% in più rispetto al dosaggio normale) può essere utile per un’applicazione invernale, quando le foglie sono in gran parte cadute e non si sono ancora aperte le gemme nuove. Questa applicazione invernale potrà rivelarsi molto utile, soprattutto dopo la potatura, per proteggere e disinfettare i tagli praticati.

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