Parlare di rose sembra un argomento tanto poetico, ma chissà perché dopo un po’ si finisce sempre a parlare di pidocchi. In effetti queste bellissime piante non piacciono solo a noi: deve essere un’essenza dolcissima quella che emanano se non bastano le spine a tener lontani tanti nemici, a partire dai cuccioli di cane che, nel periodo in cui crescono i denti, non si arrendono di fronte a punture e punzecchiamenti e morso dopo morso sono in grado di massacrare anche il rosaio dalle spine più crudeli, come una mermaid o una new dawn.
Ma gli animali più temuti non sono quelli grandi, bensì i minuscoli insetti che si nutrono della linfa della pianta, e che evidentemente trovano nei rosai il massimo del piacere. Tipici abitatori dei nostri amati rosai sono gli afidi (pidocchi per gli amici, macrosiphum rosae per quelli che ne sanno), microscopici insetti che si nutrono della linfa causando una reazione della pianta che consiste nell’emissione di una sostanza dolce, la melata, che a sua volta attira formiche ed altri insetti e, soprattutto, favorisce la comparsa del fungo della fumaggine, quella sorta di patina nera che rende la pianta brutta e sofferente.

Che fare? Ci sono due strade, quella chimica e quella che potremmo chiamare “soft”. Quella chimica consiste nel somministrare veleni, e di questi se ne trovano finché si vuole, giacché gli uomini si sono da sempre ingegnati di produrre ogni sorta di porcherie chimiche atte a dar la morte agli esseri viventi, di qualunque specie, taglia o religione. Personalmente non ho preclusioni di tipo ideologico contro i trattamenti chimici; cerco però di impiegarli sono in caso di effettiva necessità e quando mi sono convinto che o faccio così o perdo la pianta. Impiego il Confidor, e lo spruzzo sulle foglie. Si potrebbe anche miscelare il prodotto all’acqua di irrigazione, giacché si tratta di un sistemico che, assorbito dalle radici, va ad intossicare tutta la pianta. Però non mi piace l’idea di avvelenare la terra, e poi non ho idea di quanto tempo impieghi il principio attivo (imidacloprid) a degradarsi e a disattivarsi, e se mai lo faccia. Infine, non dimenticate mai che con il veleno uccidete non solo i nemici ma anche gli amici, api e coccinelle in primo luogo.

Un sistema vecchio e ben noto alle nostre nonne è quello di irrorare la pianta con una miscela di acqua e sapone da bucato. Si tagliuzza col coltello un pezzo di sapone e si sciolgono le scaglie così ottenute in acqua finché si ottiene una broda lattiginosa (e che una volta tanto è anche profumata) con la quale irrorare il fogliame e i fusti del rosaio. I pidocchi muoiono (o se ne vanno da un’altra parte, non mi è chiaro), e soprattutto si ottiene un vero e proprio lavaggio della melata ed eventualmente della fumaggine, a tutto beneficio dell’estetica e della salute della pianta. Va detto che anche il LAST al limone funziona bene.

Se l’attacco è grave e la situazione vi scappa di mano, è possibile utilizzare un piretroide come il vecchio Pirimor, un insetticida che esiste da sempre e che è abbastanza innocuo per insetti come le api. Il vantaggio di un piretroide di questo tipo è che l’effetto insetticida è praticamente istantaneo, quindi in casi di emergenza va benone.

Ci sarebbe anche il sistema della lotta biologica, basato soprattutto sulla coccinella, questo meraviglioso coleottero che è il migliore alleato nella lotta alle cocciniglie, ma che anche coi pidocchi non scherza. Se nel vostro giardino ci sono delle coccinelle, rispettatele e tenetevele ben care (vedi quanto detto sopra a proposito dei veleni). Se avete in mente di andare da una ditta specializzata e comprare una popolazione di coccinelle, vi consiglio come alternativa di far venire dall’Inghilterra, con un jet privato, un giardiniere di David Austin con un rosaio di duecento anni tutto per voi. Risparmierete un bel po’ di soldi.

Ogni tre – quattro anni, secondo una ciclicità che non conosco, compare, in popolazioni assai copiose, un antipatico insetto chiamato metcalfa pruinosa. Si tratta di una farfalletta bianca che si lascia dietro una sorta di bava bianca anche lei (la pruina) che si attacca alle foglie ed ai fusti di molte piante,e dei rosai in particolare, rendendo l’aspetto delle piante non proprio bellissimo. Il punto è che il danno è più estetico che funzionale, e personalmente di fronte agli attacchi della metcalfa non reagisco. Poi so che l’anno successivo ce ne saranno molte meno, soprattutto se l’inverno sarà stato rigido.

Altro malanno, più grave, è quello delle tentredini. Questi mosconi nerastri depongono sui fusti dei getti, all’inizio della primavera, le loro uova dalle quali nasce un piccolo bruco, la larva, che inizia tutto felice a cibarsi delle foglie dei nostri rosai. Il danno è evidente perché vedrete dei veri e propri buchi sulle foglie, che, osservati da vicino controluce, riveleranno la “struttura” della foglia. Infatti le larve si cibano della sola parte verde e tenera della pagina inferiore della foglia, lasciando intatte le nervature più coriacee. Se non avete una vera e propria coltivazione di rosai, potete armarvi di santa pazienza e togliere a mano larve e soprattutto uova. Queste sono ben riconoscibili lungo i piccioli delle foglie, disposte in una fila ordinata o, a volte, a spina di pesce. Eliminando uova e bruchi il problema è risolto, ma se i rosai sono molti o molto alti, è necessario ricorrere al solito Confidor, che mette definitivamente fine al problema, seppure con i problemi connessi di cui sopra. Se in voi alberga un animo crudele, potrete utilizzare anche il Decis, un insetticida che non perdona (api comprese).

I danni delle larve di tentredine e le uova sul picciolo fogliare

Un ulteriore fastidio, più che un danno vero e proprio, è costituito da un insetto dal nome emblematico: sputacchina. Si tratta di una sorta di farfalletta nerastra che depone le sue uova in estate, uova che poi si schiudono per far nascere naenidi che vanno a depositarsi sui rametti delle nostre rose, e segnatamente sugli scapi fiorali (i gambi dei futuri fiori) che, essendo più ricchi di linfa, assicurano maggior quantità di nutrienti. Questo insetto (Philaenus spumarius) produce un danno estetico (e anche un po’ schifosetto) più che funzionale. Se siete propensi all’uso di veleni potete usare un qualsiasi piretroide, altrimenti lasciate perdere. Lo sputacchio si seccherà e la rosa non patirà più di tanto.

 

L'opera della sputacchina alla base di un bocciolo

 

 

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