Lavorazione del Terreno

Lavorare il terreno significa innanzitutto dissodarlo, purificarlo asportando gli eventuali materiali incongrui e dare alla superficie le pendenze giuste per un ottimale sgrondo dell’acqua e per dirigere i reflui nella direzione giusta (non verso la casa, possibilmente). Se si dispone di superfici relativamente grandi, l’attrezzo principale è la fresa a motore, ma difficilmente si potrà evitare di vangare a mano le porzioni marginali: vicino ai bordi e marciapiedi, ai pozzetti, in prossimità di impianti non sufficientemente profondi che possano essere danneggiati da un attrezzo a motore. Se si è deciso di apportare terreni di qualità al futuro prato, meglio stenderli subito prima della fine delle operazioni di lavorazione del terreno, in modo da ottenere una miscela omogenea fra il preesistente ed il nuovo. È importante tenere il livello del terreno un po’ più alto in vicinanza dei pozzetti e di coperchi vari in cemento o in ferro, per evitare che in futuro il rasaerba si danneggi urtando questi manufatti.

Una buona lavorazione del terreno è fondamentale per preparare il letto di semina

Una volta terminato di lavorare il terreno, la cosa migliore è fornire un concime di “pre-semina” o starter, cioè ad alto tenore di fosforo, l’elemento che favorisce la radicazione e quello maggiormente utile all’apparato radicale delle piante; dopodiché si innaffia abbondantemente e si aspetta da 15 a 30 giorni a seconda del periodo dell’anno, ossia delle temperature medie. Infatti, così facendo, mettiamo i semi naturalmente presenti nel terreno nelle migliori condizioni per germinare e nel giro di un paio di settimane il nostro terreno sarà tutto rinverdito da ogni genere di piantine: sono le cosiddette “infestanti”: la croce e il tormento di ogni giardiniere che desideri un prato decente. Dando acqua inoltre potremo vedere se il livello del terreno che abbiamo conformato tiene, ossia se non vi siano assestamenti differenziati che creeranno gobbe ed avvallamenti nel futuro prato. Questa fase di assestamento è importante soprattutto quando non abbiamo un’idea precisa della storia pregressa del terreno.

Bene, ora che il nostro futuro prato è tutto un lussureggiare di erbacce … ricominciamo. Fresa e vanga per distruggere tutte le piantine nate, rastrello per pareggiare il terreno e ridare le giuste pendenze se si presentano, come è probabile, gobbe ed avvallamenti. L’operazione va fatta tempestivamente, perché se si aspetta che le infestanti abbiano il tempo di produrre nuovamente il loro seme, allora tutto il lavoro fatto fin qui è vano. Lo scopo di questa tecnica, che si chiama infatti “falsa semina”, è quello di far germinare i semi presenti in modo da “purificare” il terreno prima di seminare l’erba che desideriamo. Alla fine di questo secondo ciclo di lavorazioni, il nostro terreno sarà ben rastrellato, assestato, relativamente privo di semi di piante infestanti. È ora di seminare.

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