Introduzione

Per chi abita a Ferrara o dintorni è praticamente impossibile avere un bel prato verde come quelli che si vedono in Inghilterra o anche in Italia, ma in zone ad alta piovosità, tipo quelle pedemontane. La nostra frustrazione poi cresce quando, girando in campagna, vediamo qualche tappeto erboso, magari fra le file di un frutteto, bello come il nostro non è mai riuscito ad essere, e ci chiediamo: “ma come fa quell’erba, che di certo non è curata come quella del mio prato, ad essere così bella?”.

A questo proposito si possono dare diverse risposte. Primo: noi quel prato lo ammiriamo in primavera o in autunno; se lo guardiamo d’inverno lo vedremo con ampie chiazze di erba morta, dovute alla presenza della gramigna, l’erba spontanea ed infestante per eccellenza, che essendo una “macroterma” ossia una pianta che vegeta con temperature elevate , durante la stagione fredda si secca e muore, limitatamente alla parte aerea. Secondo: quel terreno di campagna che noi consideriamo cosa semplice, rustica (e qui ci sbagliamo di parecchio) è probabilmente molto ma molto migliore del terreno del nostro giardino, che non di rado è costituito dalla stesura del terreno di cantiere (con tutte le sue porcherie dentro) con un riporto superficiale di “terreno di coltivo” come lo si chiama nei capitolati di costruzione, ma che di attitudine alla coltivazione, di solito, ne ha proprio poca. Terzo, quel tappeto erboso si giova delle concimazioni e delle irrigazioni delle colture vicine, quindi ha acqua e nutrienti in abbondanza. Non è un caso quindi che, almeno d’estate, il prato del contadino sia così bello.

Per il prato di casa nostra i problemi sono diversi, e sono costituiti da: natura del terreno, lavorazione del terreno, erba che è stata seminata, frequenza degli sfalci, concimazioni che effettuiamo, acqua a disposizione, danni derivanti dall’uso del prato (eccesso di calpestio, danni da animali ecc.).

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