Innaffiature

Innaffiature. L’acqua che possiamo utilizzare per innaffiare il prato può provenire dall’acquedotto, dal fosso (fiume, canale ecc.) oppure da un pozzo, che a sua volta può essere freatico o artesiano. Diciamo subito che l’acqua dell’acquedotto alla fin fine è la migliore, perché a parte calcare e cloro (poco, per fortuna) non ha difetti. Però è costosa e può sempre capitare che ne venga vietato l’utilizzo per scopi irrigui nei momenti di maggiore siccità, ossia quando il prato (e il giardino) ne hanno più bisogno. C’è poi un limite di carattere “etico” all’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto: questa infatti ha anche un costo sociale che non compare in bolletta; quindi farsi qualche scrupolo a non buttarla via, sbagliato non è. Quella del fosso è ottima in quanto a temperatura e nutrienti presenti, ossia quelli che normalmente consideriamo inquinanti, come i fosfati provenienti dai detersivi, che sono un ben di Dio per le piante. Il difetto è che è piena di semi di ogni genere (che regolarmente germineranno coprendo il vostro prato di erbacce) e di impurità che otturano velocemente gli ugelli più fini e gli irrigatori dell’ala gocciolante. Esistono chiaramente dei filtri, ma sono abbastanza costosi e necessitano di una manutenzione piuttosto attenta. L’acqua del pozzo tradizionale proviene dalla falda freatica, ossia quella che si trova da uno a tre metri sotto il piano di campagna, in funzione della stagione.

Il classico pozzo delle case di campagna ferraresi

Quest’acqua di norma non contiene sostanze nocive ma è piuttosto fredda. C’è poi da dire che d’estate un pozzo tradizionale può contenere meno di un metro cubo d’acqua, quantità che si esaurisce in fretta se abbiamo un bel prato da innaffiare. È vero che più si attinge acqua da un pozzo tradizionale, più veloce è il ristabilimento della quantità iniziale; però il problema della quantità d’acqua che un pozzo tradizionale può fornire non è secondario, soprattutto per chi non deve innaffiare solo un prato, ma magari ha anche un orto o zone del giardino che necessitano di irrigazioni frequenti. L’acqua del pozzo artesiano è disponibile in quantità illimitate, però la perforazione del pozzo necessita di un’autorizzazione della Regione, l’acqua è gelida al punto da poter essere nociva per il giardino e di solito è piena di ferro e di metano. In pratica, è un’acqua che per essere utilizzata senza problemi ha bisogno di essere sedimentata in un contenitore di grandi dimensioni o in un laghetto artificiale in modo che possa aumentare di temperatura, sedimentare il ferro e liberarsi naturalmente del metano disciolto, cosa che avviene più facilmente facendola zampillare. Nel caso si faccia sedimentare l’acqua prima dell’utilizzo, occorre considerare anche il costo dell’energia per i due pompaggi, il primo per attingerla dal pozzo (da 30 a 60 metri di profondità, dalle nostre parti), il secondo per l’innaffiatura vera e propria. In sintesi: per un giardino fino a 150 – 200 metri quadrati è sempre meglio l’acquedotto, oltre una certa dimensione meglio il fosso, e per chi non ha possibilità di attingere dal fosso l’unica scelta rimane quella del pozzo artesiano. Chi poi ha un pozzo tradizionale fa bene ad usarlo.

È meglio innaffiare di notte, diciamo dalle 3 alle 6 circa del mattino, ossia nelle ore più fresche, in modo da limitare lo shock termico (soprattutto se si usa acqua di pozzo), ed evitare che una buona percentuale dell’acqua irrorata se ne vada per evaporazione. Quando? Personalmente sono del parere che il prato non vada innaffiato tutti i giorni (d’estate, naturalmente), ma ad intervalli di 3 e anche 4 giorni, ma molto abbondantemente, in modo che l’acqua penetri in profondità nel terreno e si “porti dietro” le radici dell’erba. Innaffiando poco e spesso infatti renderemo umido solo lo strato superficiale del terreno, e solo in questo le piantine spingeranno le loro radici: avremo un prato bello, ma estremamente sensibile alla siccità. Radici profonde sono un’assicurazione contro le avversità del prato.

Meglio un impianto di irrigazione fisso sotterraneo con gli irrigatori a scomparsa o la tradizionale gomma da posizionare a mano? Sono del parere che ci sia un automatismo a cui non si può rinunciare, cioè un’elettrovalvola con orologio se si usa acqua dell’acquedotto, o un semplice timer se si attinge con una pompa dal fosso o dal laghetto/cisterna. Si tratta di accessori molto semplici che vi eviteranno di dovervi alzare tutte le notti alle 3 per aprire il rubinetto.

La realizzazione di un impianto fisso richiede la posa di una rete di condotti sotterranei per alimentare gli irrigatori

Per il resto sono del parere (ma è un punto di vista personale) che meno impianti ci sono, meno impianti si rompono e si devono revisionare. Spostando la gomma e gli irrigatori nelle varie zone del prato vi renderete conto delle zone più aride e di quelle più umide e potrete dosare l’acqua di conseguenza. Se avete deciso per un impianto totalmente automatico con gli irrigatori a scomparsa, ricordatevi che il prato non sarà mai, in nessun caso una sine cura, ma che occorrerà sempre l’occhio del padrone (o del giardiniere) per verificare che tutto vada come deve andare. Anche l’eccesso di acqua infatti può essere estremamente dannoso per l’erba.

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