Non c’è dubbio che il cipresso di Leyland sia la scelta quasi obbligata per chi desidera chiudersi in giardino con un muro verde che impedisca di vedere e di essere visti. Quanto poi questo desiderio sia condivisibile è da discutere; rimane tuttavia il fatto che spesso occorra mascherare una brutta visuale, o che si desideri un po’ di privacy in un angolo del giardino: in questi casi il Leylandii è imbattibile.

Il Leylandii è una creazione dell’uomo: infatti è stato ottenuto, forse per caso, da un connubio che in natura avrebbe avuto scarse possibilità di verificarsi fra un cipresso e un camecyparis; il suo vero nome infatti è XCupressocyparis Leilandii, dove la “X” iniziale sta ad indicare che si tratta appunto di un ibrido. La sua non è una lunga storia: il primo Leylandii ha visto la luce negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento; una storia significativa, tuttavia, dato che il nostro Leylandii è stato in assoluto la pianta più venduta nei paesi anglosassoni per diversi decenni, e anche dalle nostre parti, in quanto a successo e vendite, non scherza.

Forse questa è la ragione per cui viene snobbato da tanti amanti degli alberi e del giardino: la sua eccessiva diffusione. E poiché non sono pochi gli amanti dell’esotico fra i giardinieri o quelli che “questa pianta ce l’ho solo io …” spesso vedrete storcere il naso di qualche raffinato un po’ snob quando gli dite di voler piantare una siepe di Leylandii.

 

Snobismi a parte, a dire il vero qualche difettuccio ce l’ha. Proprio la sua origine “da laboratorio” e non da una normale evoluzione naturale ha fatto sì che l’apparato radicale della nostra conifera sia decisamente sottodimensionato rispetto alla chioma. Se il Leylandii viene lasciato crescere naturalmente, e raggiungere e superare i 20 metri di altezza, non è improbabile che un colpo di vento un bel giorno lo stenda a terra. Questo magari interessa relativamente la maggior parte dei giardinieri, perché il destino del Leylandii è quello di essere potato in forma geometrica per costituire una siepe. In questo caso infatti la minore altezza e soprattutto il reciproco aiuto dei “vicini” scongiureranno, nella maggior parte dei casi, i crolli dovuti al vento.

Rimane quindi, a proposito dell’insufficiente apparato radicale, il problema dei  mesi estivi e siccitosi quando il Leylandii non sarà in grado di procurarsi l’acqua necessaria dalle falde più profonde e sarà soggetto a vistosi deperimenti della chioma, con ingiallimenti e chiazze di secco. Ecco allora che la principale ragione della scelta di questa pianta, ossia la compattezza della chioma, perderà di significato e ci troveremo con un muro verde e marrone assai poco attraente. È necessario quindi provvedere ad un impianto di irrigazione, tipicamente ad ala gocciolante, con il quale poter inumidire il terreno lungo la siepe nei mesi centrali dell’estate.

Come sempre accade, in caso di deperimento da stress idrico, tutte le piante sono maggiormente soggette all’attacco dei propri nemici, tipicamente funghi. E poiché il nostro Leylandii, anche se siamo abituati a vederlo potato a forma di parallelepipedo è pur sempre una conifera, e per di più parente stretto del cipresso, ha un nemico mortale in un microscopico fungo chiamato seridium cardinale. I sintomi maggiormente visibili sono disseccamenti dei rametti, che assumono un colore rossiccio e sono facilmente distinguibili, proprio per tale colorazione, dalle parti secche dell’interno della chioma, che sono in larga misura fisiologiche e che presentano un colore nocciola. Alla prima comparsa di rametti secchi e rossicci occorre intervenire con prodotti anticrittogamici specifici (ossicloruro di rame, benomyl, fosetil alluminio) dopo aver eliminato con la massima cura le parti visibilmente infette tagliando il rametto a monte della porzione rossiccia. È importante, come sempre, raccogliere e bruciare i rametti infetti potati e disinfettare bene le forbici con un detersivo domestico a base di ammoniaca.  I trattamenti più efficaci sono quelli primaverili, che andrebbero ripetuti non meno di tre volte da aprile ai primi di giugno (nel Nord Italia). Se si usa un prodotto a base di  fosetil alluminio lo si può sciogliere nell’acqua di irrigazione, dato che si tratta di un sistemico che, assorbito dalle radici, raggiungerà ogni porzione della pianta. Questo metodo è consigliato soprattutto in contesti urbani, dove il vostro vicino di casa non sarà entusiasta di vedervi spruzzare, magari sulla siepe di confine, un prodotto anticrittogamico che, pur in libera vendita, non è certo vitamina C.

Quanto alle potature, sono preferibili, come sempre, quelle della prima primavera e dell’autunno, purché in periodi in cui non vi sia pericolo di gelate notturne. Se vi accontentate che il vostro muro sia un po’ rustico potete pensare ad un solo intervento annuale, ma se volete una bella parete liscia e compatta occorrono almeno due (meglio tre) interventi ogni anno. Ricordate una regola generale che vale un po’ per tutte le siepi con poche eccezioni: se le potature sono poco frequenti, la siepe crescerà in altezza e spessore, cosa che spesso la rende difficilmente gestibile e che può causare problemi di vicinato nel caso si trovi in confine.

 

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