Il Calicantus

Febbraio 2010.

Il calicanto ormai ha sfiorito: è ora di potarlo. Chi non lo avesse ancora fatto si affretti. Quest’anno però ci è già stata una brutta novità : i fiori non avevano profumo. Ne parlavo qualche sera fa con un mio amico poeta, lui dice che i calicanto hanno rinunciato alla seduzione.

L’immagine è bella, ma la cosa rimane comunque inquietante. Sarà il riscaldamento globale? Sarà un caso? Sarà che questi alberelli di quando in quando han sempre fatto così? C’è in ogni caso una ragione di più per una potatura ben fatta, nella speranza di ringiovanire le piante perché per il prossimo inverno ritornino a profumare le stanze buie di febbraio.

Innanzitutto cercheremo di individuare se all’interno della chioma vi siano polloni diritti e quasi privi di rami bassi; questi vanno recisi dalla base, se la pianta è molto folta, oppure si può tentare un taglio di ritorno se vogliamo infoltirla dal basso. Per i rametti fioriferi ci sono diverse teorie. Personalmente preferisco accorciare i rami che hanno fiorito di circa la metà, e spuntare solo leggermente i rami nuovi (che non hanno fiorito), che saranno quelli maggiormente fioriferi l’anno prossimo. Vita Sackville-West, in uno dei tanti suoi articoli sul giardinaggio e le piante, ci dice che, dopo svariate prove, aveva notato che i rametti potati producevano robusti polloni, ma senza alcuna gemma fiorifera, che arrivava invece l’anno successivo. Aveva ragione: a voler essere precisi, il calicanto fiorisce sui rami di due anni. Per quel che ho potuto notare di persona, mi pare che il calicanto vada in ogni caso potato poco, se non per dar forma e che i rametti fioriferi vadano accorciati, ma mai eliminati del tutto.

Infine un’ultima raccomandazione per chi ha la fortuna di possedere una pianta già adulta, cioè di una trentina d’anni o più: il calicanto possiede la curiosa caratteristica di formare, a terra, un grosso callo legnoso dal quale spuntano le branche principali oltre che diversi rametti. Attenzione però con la vanga o con la zappa nel lavorare il terreno all’intorno, perché le ferite alla base delle piante sono le più dannose per le infezioni da funghi; queste infatti manifestano il loro effetto, spesso mortale per la pianta, anche diversi anni dopo che la ferita è stata inferta, così è raro che si mettano insieme causa ed effetto. Un bel giorno vedremo la nostra pianta che va in sofferenza e ci chiederemo il perché, ma nessuno si ricorderà di un maldestro colpo di zappa, cinque o sei anni prima.

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