Il tarassaco

(Taraxacum officinale)

Tutti conosciamo la fioritura gialla dei nostri prati in primavera, quei fiori che si trasformano poi in soffioni che utilizzano il vento e i giochi dei ragazzini per diffondere il seme e perpetuare la razza. È il tarassaco, e se il nome popolare di pissaletto non è dei più ispirati e nemmeno ispiratori, non si può disconoscere a questo abitatore proletario dei nostri prati una serie di virtuose proprietà digestive e, in cucina, il merito del gusto amaro di un piatto semplice gustoso antico. Sono stati scritti trattati sulle virtù terapeutiche del tarassaco, in grado di guarire tutti i mali, eccetto forse il ginocchio della lavandaia di cui già ci diceva Jerome K. Jerome; a noi piace vederlo scottarsi nella solita padella di ferro con qualche spicchio d’aglio intero (così sarà più facile buttarlo alla fine) e un cucchiaio di olio buono. L’amaro senza incertezze del tarassaco forse potrà lasciarvi perplessi alla prima forchettata, ma poi sentite l’odore del campo, la forza dell’erba che cresce in primavera e gli umori profondi della terra che germinano nel verde amaro delle foglie e delle erbe. È accontentarsi di poco? Può darsi, ma a noi piace.

 

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