Il luppolo

(Humulus lupulus)

I germogli del luppolo selvatico si raccolgono all’inizio della primavera nei luoghi dove questa piantina è assai comune: lungo i fossi e i corsi d’acqua, le siepi, le ferrovie ed in genere nei terreni abbandonati. Se non vedete subito la bellissima foglia verde seghettata del luppolo non insistete, ma vi basterà vederne una per scoprirne nelle vicinanze una foresta: il luppolo infatti colonizza il terreno su cui cresce, e vedere una piantina vuol dire vederne mille.

Questo suo crescere in branchi è uno degli aspetti che lo fanno associare al lupo, così come l’essere aggressivo per attorcigliarsi ai fusti suoi ospiti oppure, come dice la leggenda, per il fatto che cresce di notte. I germogli del luppolo sono generalmente chiamati bruscandoli secondo la dizione veneta e quasi perduta è quella ferrarese di luartìs, che ricorda del resto la dicitura più diffusa nella valle del Po, dal Piemonte (luvertìn) alla Lombardia (lövarti)

Si raccoglie il germoglio apicale insieme alla sommità del fusto per circa dieci – quindici centimetri (all’incirca il secondo nodo), e si usa per le frittate e un buon risotto. A Berra esiste da qualche anno la fiera del bruscandolo, in cui si è scelto non di premiare la miglior frittata o il miglior risotto, bensì la novità più stravagante, dall’anguilla al bruscandolo al relativo gelato, con gli esiti che si possono ben immaginare. Noi rimaniamo fedeli alle buone vecchie frittate e al tradizionale risotto, e ci ricordiamo di quando le nostre nonne li preparavano: voleva dire che l’inverno era finito, ed era arrivata la primavera.

 

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