Gli strigoli

(Silene vulgaris)

Da noi li chiamavano anche sciupìt (scoppietti) perché il fiore forma un palloncino che si può far scoppiare come un minuscolo sacchetto di carta premendolo fra le mani o contro la fronte, come si usava in giochi campestri che non usano più. Se è facile individuarli una volta fioriti, sono difficili da riconoscere quando son buoni da mangiare, ai primi di aprile, con le foglioline lunghe appuntite di un verde bluastro, fra altre mille foglioline dei fossi e degli stradoni.

Se sono così difficili da trovare c’è però una ricompensa, dato che gli strigoli sono forse le erbette più saporite che il campo regala. Provate ad assaggiarne una così com’è, appena raccolta, e sentite che delicatezza. Son buoni crudi, da soli o in un’insalata, son buoni cotti, nel risotto, nella frittata, bolliti con un po’ d’olio e limone: sono buoni in tutti i modi. Se andate nel Veneto e trovate un buon fruttivendolo fornito, può darsi che li possiate trovare anche in negozio (non saranno a buon mercato) col nome di carletti oppure di scrixiòi.

 

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